22 ago 2015

Emotività & Salute Mentale

Anche se la distonia è un disturbo del movimento che ha un impatto sul corpo fisico, può anche avere un impatto salute emotiva e psicologica.

Non solo la natura stessa della distonia è stressante (particolarmente riguardo l’aspetto come il dolore e la disabilità), ma anche le aree del cervello colpite da distonia sono associate, in parte, con il pensiero ed emozione, così come il movimento dei muscoli.
Per anni, i professionisti della salute mentale hanno riconosciuto che far fronte a una malattia cronica come la distonia è simile a un lutto, una perdita, come una morte o il divorzio. Fasi comuni che chi è affetto da distonia devono affrontare includono la negazione, il senso di colpa / vergogna, rabbia, contrattazione, la paura, la depressione, e l'accettazione. In alcuni casi, l'adeguamento alla malattia cronica è così violenta che l'esperienza di un individuo è paragonabile ai sintomi del disturbo da stress post-traumatico che colpisce i sopravvissuti da un combattimento o da chi ha subito un’intensa violenza.


Allo stesso modo, le aree del cervello che sono implicate dalla distonia, chiamate gangli basali, sono associate non solo al controllo il movimento dei muscoli, ma anche l'umore e comportamenti, quindi non è sorprendente che ci siano prove che le persone con distonia possono essere a un più alto rischio di disturbi mentali come la depressione e l'ansia rispetto alla popolazione generale.

"Treatments" I trattamenti per la Dystonia devono essere altamente personalizzati.


Anche se attualmente non esiste alcuna cura per la distonia, sono disponibili diverse opzioni di trattamento. Nessuna singola strategia sarà appropriata per ogni caso.

Lo scopo del trattamento per la distonia è di contribuire a diminuire i sintomi degli spasmi muscolari, dolore e posture scorrette. L'obiettivo finale è quello di migliorare la qualità della vostra vita e l'aiuto che funzioni con il minor numero di effetti collaterali possibili. Nella maggior parte dei casi, il medico più appropriato per curare la distonia è un Neurologo specializzato sui disturbi del movimento. Stabilire un piano di trattamento soddisfacente richiede una comunicazione aperta e tanta pazienza da parte, sia della persona interessata che dal medico. E’ necessario fare lo sforzo per individuare il medico più esperto possibile, e che sia  qualcuno con cui sentirsi a proprio agio.

Il primo passo nel trattamento della distonia è quello di determinare il più possibile circa la causa di fondo. Informazioni sulla causa della distonia permettono di orientare il corso del trattamento. Per esempio, una persona con distonia associato a un altro disturbo neurologico può richiedere un approccio leggermente diverso per affrontare la causa di fondo di una persona con una distonia focale primario.

Le opzioni di trattamento per la distonia sono generalmente costituite da una combinazione di terapie. Oltre ai farmaci e la chirurgia, le terapie complementari e terapie di supporto possono essere utili. Trattare la distonia è più efficace quando il piano di trattamento globale affronta tutta la persona: corpo (medicina fisica), le emozioni (salute mentale), e lo spirito (supporto del paziente). Il piano di trattamento dovrebbe affrontare ciascuna di queste aree.


Trattare la distonia è un'arte tanto quanto è una scienza, i pazienti dovrebbero sentirsi in dovere di individuare il medico più ben addestrato ed esperto possibile. Il DMRF può aiutare a individuare il fisiatra più esperto nelle vicinanze. I viaggi potrebbero essere indispensabili per accedere allo specialista più appropriato. Prima di prendere un appuntamento, non esitate chiedere al personale dell'ufficio quale medico dovrà visitarvi, informazioni riguardo la sua preparazione, e quanti altri pazienti ha Trattato per la stessa forma di distonia per la quale si è in trattamento.

Convegno a Milano sul Parkinson. Costantini presenta la sua terapia a base di Vitamina B1.

Convegno a Milano sul Parkinson. Costantini presenta la sua terapia a base di Vitamina B1. Può aiutare la tecnica basata sulle staminali
9 giugno 2015 Redazione Parkinsoniani Associati News



Oggi si svolge a Milano, presso la Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson, il 37^ convegno sulla cura della malattia di Parkinson, organizzato dal professor Giovanni Pezzoli che dirige l’importante ambulatorio di Neurologia e Centro Parkinson.

Al convegno è stato invitato anche il neurologo Antonio Costantini per illustrare a malati e medici l’esperienza maturata attraverso l’uso della sua terapia che prevede l’uso di dosi massicce della vitamina B1 con pazienti malati di Parkinson.

Abbiamo approfittato di questa occasione per intervistare il dottor Costantini anche sulle notizie provenienti dalla Svezia sulla ripresa di un’altra terapia possibile, abbandonata più di vent’anni fa, basata sulla iniezione in profondità di cellule prelevate dai feti umani.

Costantini spiega il suo invito a Milano con le vicende di una sua paziente. La donna, malata di Parkinson, visitata anche da lui a Viterbo, presso la Casa di Cura Villa Immacolata di San Martino al Cimino, si era recata a Milano per una visita di controllo. I medici che la tenevano da tempo in cura da anni sono rimasti meravigliati per gli enormi progressi ottenuti attraverso la somministrazione della vitamina B1.

D: Dottor Costantini: Ultima Edizione vorrebbe un commento da Lei sulla recente notizia pubblicata dalla rivista New Scientist- Health sul risultato di una ricerca condotta dall’Università di Cambridge sul trattamento del morbo di Parkinson sperimentato alcuni anni fa, e poi abbandonato. E’ basato sull’iniezione di cellule fetali nel cervello. Cosa ne pensa di questa trattamento effettuato in Svezia?

R: E’ una notizia molto positiva perché colpisce alla radice il male. Si trapianta un organo sano che ha bisogno di tempo per inserirsi nella normale fisiologia dei sistemi funzionali cerebrali. E’, quindi, una notizia bellissima questa. Potrebbe, nel tempo, liberare completamente dai sintomi della malattia i pazienti e mantenerli in pieno benessere per molti anni.

D: I ricercatori adesso hanno in programma il trattamento di altre 19 persone tra Cambridge e la Svezia e di utilizzare cellule staminali, anziché le cellule fetali. Sembra però che prima di portare effetti positivi sia necessario del tempo.

R: Si, la ripresa di quella sperimentazione è resa possibile dal fatto che oggi c’è una maggiore disponibilità di cellule. La notizia è importante perché potrebbe consentirci di associare questa tecnica a quella dell’uso della Vitamina B1 in grado di contrastare e contenere la malattia per il tempo necessario ai pazienti di beneficiare di questo nuovo trattamento. La tecnica svedese, infatti, sembra avere la potenzialità di arrestare e far regredire completamente i sintomi della malattia, ma ha bisogno di almeno tre anni di tempo per portare a dei reali benefici. Si tratta di una notizia meravigliosa.

D: Oltre alla vitamina B1 sperimentata da Lei e alle cellule fetali, ci sono altre terapie adatte a far regredire questa terribile malattia?

R: Ormai con quello che abbiamo in mano, con questa speranza nuova, c’è un sistema per contrastare e battere la malattia in maniera completa: è la ricerca del Bio Market prima che insorgano i sintomi della malattia. Fare in modo di poter prevedere su chi e su quando potranno insorgere i sintomi della malattia di Parkinson. In quel caso non vedremo la malattia in nessuna parte del mondo.

D: Il dottor Alberto Toma, uno studente laureando, ha recentemente discusso la propria tesi di laurea presso l’Università degli Studi di Perugia avente per argomento il trattamento a lungo termine della malattia di Parkinson con alte dosi di vitamina B1.

R: Si, è un ragazzo della provincia di Lecce. Il Professore Giuseppe Servillo, docente incaricato di Patologia Generale per la Facoltà di Farmacia e Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia, ha intuito l’interesse e la potenzialità dello studio e l’ha seguito molto. Ed infatti ha avuto il massimo dei voti.

D: L’interesse pubblico e quello dei malati di Parkinson, secondo Lei, spingerà le autorità sanitarie a proseguire nella ricerca?

R: Questa ricerca comporta una diminuzione di spesa assai significativa. L’assistenza pubblica in Italia, almeno per quanto riguarda il Parkinson, è assicurata dai colleghi in maniera magistrale. Purtroppo, non hanno molti mezzi per contrastarlo. Le terapie seguono in maniera coerente tutte le linee guida della cura del Parkinson a livello mondiale. Ma non sempre i mezzi messi a loro disposizione sono adeguati allo scopo. Purtroppo la malattia non lascia tregua e richiede tempi lunghi.

Fonte: ULTIMAEDIZIONE.eu – 07/06/2015